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Le Telecronache - Il mio Canto libero
Quasi tutti i giornalisti amano dire che iniziarono a svolgere questa professione quasi per caso, accompagnando questa espressione con un velo di snobismo e di distacco che sinceramente non ho mai capito. Per me, ad esempio, il giornalismo è stato una scelta precisa. Da subito. Quando ero piccolo simulavo partite di calcio giocando per terra con le carte da gioco, ciascuna colorata come le maglie delle principali squadre di calcio.

E mi divertivo a raccontare l’evento con la mia voce, mentre una pallina rotolava fra le carte a mò di pallone e le porte di calcio erano quelle del Subbuteo. Passatempo da figlio unico, costretto a sopperire alla solitudine con un pizzico di fantasia. Da sempre ho voluto fare il telecronista: lo scrissi anche su un tema a scuola (titolo: Cosa vorresti fare da grande), che ancora oggi è impresso su un vecchio foglio di protocollo ormai ingiallito e che conservo gelosamente: un tema che la mia maestra Francesca Di Leo, una donna seriosa che vestiva sempre di nero e che mi aveva trasmesso la passione per la lingua italiana, fece circolare per tutta la scuola, tessendo le lodi di un ragazzino così piccolo ma già –a suo dire- con le idee chiare.
In quegli anni mi appassionai alle radiocronache di Alberto Mandolesi e Enrico Ameri, quest'ultimo, il migliore di tutti.

Poi vennero gli anni del Liceo, il mitico Torquato Tasso di via Sicilia. Il calcio, da sempre, la mia passione: le chiacchierate sul campionato col mio grande amico di sempre, Gianmarco Mucci, che un destino crudele volle lontano da tutti noi quando aveva poco più di 20 anni. Ripenso spesso al mio compagno di banco Gianmarco quando faccio le telecronache e sempre, inconsciamente, gli dedico il mio lavoro. Così come lo dedico al grande Stefano Antonucci, che nel 1994 mi volle al suo fianco a Voxon Radio, in un vecchio garage in disuso in via Brennero e che fungeva da studio radiofonico di quella piccola ma leggendaria emittente romana. Anche Stefano non c’è più, ma io gli sarò sempre grato per quello che mi ha insegnato.

Ho iniziato a fare radiocronache proprio a Voxon nel 1996 assieme all’amico Massimo Limiti, altra persona per bene. Il mio battesimo fu un Roma-Fiorentina, 7 gennaio 1996, un freddo boia e 2-2 finale, doppietta di Balbo per la Roma e gol di Baiano e Batistuta per i viola. Poi, sempre con Antonucci, mi spostai a Radio Spazio Aperto.
In quell’anno frequento il corso “Piccolo Gruppo” di Michele Plastino, altra persona che ricordo qui con piacere.

Di telecronache ne ho fatte più di 600, un numero impressionante che “regalo” a chi già si sente un radiocronista affermato dopo una ventina di partite raccontate, magari accompagnate da urla sguaiate e congiuntivi da brivido. Io non mi sento nessuno e conservo ancor oggi l’umiltà e la modestia di quando ho iniziato.

Poi nel 1997 passo a Teleroma 56. Per otto anni sono la voce ufficiale di un’emittente e di una trasmissione (la storica In Campo Con Roma e Lazio) curata da oltre vent’anni dal mitico Lamberto Giorgi, una persona che con me si è sempre comportata da vero signore : il mio “A te, Lambertooooo” è finito anche su Blob, la famosa trasmissione di Rai Tre. A Teleroma ho il piacere di lavorare, tra gli altri, con Luca Pietrafesa, Francesco Canale, Marco Cecconi e Andrea Vitiello, persone preparate e, soprattutto, dotate di grande umanità.

Prima radiocronaca per Teleroma fu un Lazio-Napoli 2-0, gol di Pancaro e Protti: era il 31 agosto 1997 e io commisi un errore del cavolo: durante quella telecronaca, dissi cento volte che Jugovic era croato. Invece era serbo.

Rimango a Teleroma56 per otto anni, racconto in diretta la cavalcata-scudetto della Lazio nel 2000 e della Roma l’anno seguente: l’emozione che provai quel giorno, durante Roma-Parma festa scudetto, non la scorderò mai: fu la prima e unica volta in cui mi commossi in diretta. Esaltante anche una telecronaca di un Piacenza-Lazio 2-3 in cui non si vedeva nulla per la nebbia: fu la mia telecronaca più difficile, ma tutto andò benone.

Poi un paio di telecronache “europee”: Roma-Villarreal di Coppa Uefa per Teleroma56, Lazio-Tampere e Tampere-Lazio di Coppa Intertoto per Romauno, bellissima realtà televisiva capitanata dal duo Galimberti- Esposito. In particolare con Fabio Galimberti mi lega un rapporto di grande stima professionale.

Il resto è storia recente: passo a Mediaset digitale terrestre nel gennaio 2005 e ho l’onore di iniziare a lavorare per questa grande Azienda proprio nel giorno del loro storico battesimo col digitale: 23 gennaio (che poi è anche la data del mio compleanno): da Cologno Monzese, sotto la guida di Alberto Brandi, mi affidano la telecronaca di Messina-Parma. Ma il vero battesimo dalla postazione di uno stadio sarà l’11 febbraio di quell’anno nell’angusta cabina dello stadio Armando Picchi, con la telecronaca di Livorno- Reggina in compagnìa di un vero signore: Ilario Castagner, che diventerà poi mio partner abituale per il commento tecnico delle partite.

Un ringraziamento a chi ha creduto in me: dal Direttore della Redazione Sportiva di Mediaset a tutti i colleghi con i quali sto lavorando. In questi mesi sono spesso guidato in regia da Popi Bonnici, il “the king” dei registi televisivi italiani. Il 18 dicembre 2005 ricevo in diretta le belle parole di Enrico Mentana durante la trasmissione “Serie A” per la telecronaca di Lazio-Juventus che feci in compagnia di Aldo Serena. Il mio canto libero continua. Con umiltà.

Nel settembre del 2012 divento il Direttore Responsabile del Corriere della Capitale, testata giornalistica che mi sta dando grandi soddisfazioni.

Le persone che stimiamo:
Marcello Micci, Mimmo Ferretti, Marco Cherubini, Giorgia Ferrajolo, Francesca Benvenuti, Stefano Antonucci, Riccardo Luna, Daniele Lo Monaco, Gianni Cerqueti, Massimo Limiti, Paolo Marcacci, Fabio Galimberti, Antonello De Fortuna, Ugo Trani.

Corriere della Capitale, Testata Giornalistica iscritta al Tribunale di Roma num. 268/2012 del 25/09/2012

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